Cultura Editoria 21/12/2015 21:09 Notizia letta: 3090 volte

Modica riscopre la propria identità. Con un libro

Modica. Arte e Architettura
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Modica - Identità al centro. Intorno, come petali, rispetto e amore per il luogo in cui si vive, tutela e valorizzazione, promozione di eventi, sviluppo turistico. Soprattutto però identità intesa come senso di appartenenza a un contesto che ha una storia molto più lunga della nostra e dove ogni secolo ha lasciato un segno ben preciso: nel Val di Noto il segno è straordinariamente unico, bello, monumentale, eclettico, vario, sorprendente e affascinante.

Di “identità” sembra infatti trasudare ed essere impastato il libro “Modica, arte e architettura” di Paolo Nifosì con foto di Luigi Nifosì, presentato all’Auditorium Pietro Floridia a Modica venerdì scorso alla presenta degli autori, del Sindaco Ignazio Abbate, dello storico Giuseppe Barone, di Marilena Agosta Poidomani, amministratore delegato dell’azienda D. M. Barone, che ha voluto celebrare il suo centenario pubblicando l’opera da donare alla città.

L’iniziativa, che da subito è stata definita “un’operazione intellettuale prima ancora che editoriale” raccoglie i risultati delle ricerche trentennali condotte da Paolo Nifosì, sciclitano ma per decenni professore al liceo classico di Modica, tra gli archivi di stato e parrocchiali. Sfogliando l’imponente volume si scopre, velo dopo velo, pagina dopo pagina, la capitale della Contea attraverso i secoli: s’incontrano ora le chiese, ora i nomi dei capimastri, ora quelli dei committenti, fatti riemergere da Paolo Nifosì tra le carte degli archivi, ora le vedute scenografiche, i dettagli, le visioni ravvicinate o in lontananza degli scatti di Luigi Nifosì.

Alla presentazione, che ha visto il Sindaco Abbate fare gli onori di casa, il professore Giuseppe Barone ha appassionato il folto pubblico con una panoramica sulla città, calcando la mano su quelle parti della storia di Modica meno conosciute: non di solo Settecento è fatto il Val di Noto e non solo tardobarocche sono le sue perle. Il volume parte infatti dal Medioevo, da quelle tracce miracolosamente sopravvissute che, seppur poche, risultano importantissime, come la chiesetta di San Niccolò inferiore (per la quale Nifosì si è avvalso della collaborazione di Vittorio Rizzone), al Castello, al portale De Leva, a San Giacomo extra moenia e così via, fino ai grandi complessi conventuali come Santa Maria del Gesù, quello dei Carmelitani e dei Domenicani, per poi arrivare al Cinquecento, che vede nel polittico di Bernardino Niger la sua opera pittorica più monumentale. La storia dell’arte che diventa storia sociale dell’arte, rispondendo al fatidico “chi”: chi li volle, chi li finanziò, chi li progettò, chi li realizzò? Ecco quindi l’importanza degli artisti, delle maestranze, delle committenze, del tessuto sociale che ha fatto sì che Modica fosse tutt’altro che isolata e arretrata periferia quanto piuttosto parte di un intreccio europeo e internazionale. “Questa città ha stratificato e ricamato il suo centro storico e ce l’ha consegnato”, ha concluso Barone, invitando Sindaco e pubblico a conoscerlo e valorizzarlo.
Paolo Nifosì, dopo i dovuti e sentiti ringraziamenti, ha voluto subito rimarcare come l’opera, dedicata ai nipotini, rappresenti una sorta di consegna di testimone al futuro. L’opera difatti si pone senz’altro come una pietra miliare nella storia di Modica e delle ricerche storico artistiche su questa: un punto di arrivo dopo tanto lavoro ma soprattutto un punto di partenza per conoscere e studiare la città. Nifosì ha subito chiarito che questo è un “libro di chiesa”, motivo per cui l’introduzione è di Don Corrado Lorefice, all’epoca della stesura vicario foraneo a San Pietro, oggi arcivescovo a Palermo. L’intervento dell’autore è stato dedicato a una notizia inedita, tanto sconosciuta quanto eclatante: la presenza di una statua di Gian Lorenzo Bernini a Modica, sull’altare della Chiesa della Madonna delle Grazie. Per l’esattezza una Santa Teresa di 75 cm, in bronzo, voluta da Don Francesco Bolle, governatore della Contea. Se il nome sul contratto “il cavaliero Bernini romano” resta vago sull’attribuzione a Gian Lorenzo, l’ammonimento del committente a non spostarla dall’altare neanche se l’avessero chiesta il Papa, i Carmelitani e addirittura il re di Spagna, non lascia dubbi sull’importanza dell’autore. La statua, che sarebbe l’unica del Bernini presente in Sicilia, è documentata fino all’Ottocento, poi se ne perdono le tracce. Dopo i saluti di Luigi Nifosì che ha spiegato come fotografare opere d’arte, spesso in luoghi angusti e poco illuminati, esiga tanto rigore, ha chiuso i lavori Marilena Agosta Poidomani, condividendo col pubblico ricordi della sua infanzia, quando col nonno scoprì, inebriata dal profumo di gelsomino, San Giorgio, l’emozione provata allora e come l’impresa editoriale di oggi abbia il fine di “educare ad amare, rispettare e valorizzare Modica, di generazione in generazione”.

Nella foto aerea di Luigi Nifosì, Modica

Anna Terranova
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