Cultura Modica 23/12/2015 22:01 Notizia letta: 2837 volte

E Paolo Nifosì incontrò Bernini, a Modica

Il libro "Modica. Arte e Architettura"
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Modica - Una “melagrana spaccata”, Modica, nella forza visiva di Gesualdo Bufalino, oggi celebrata dal prezioso volume appena esitato dallo storico dell’arte Paolo Nifosì, che in una monumentale monografia sulla splendida città iblea, ne consegna a sicura memoria “Arte e Architettura”. Poche coordinate oggettive per introdurre la sterminata materia con la quale si è misurata la ricerca dello studioso, che in tre decenni di lavoro ha consultato un regesto intricato di dati, materiali documentari attinti da archivi di Stato e parrocchiali, e una ricchezza visiva di gioielli architettonici, di gemme pittoriche e scultoree, custoditi nei secoli dal grande grembo della capitale della Contea. L’opera sfiora le quattrocento pagine, avvalendosi di trecento immagini, confluite nel volume dalla visione fotografica tersa di Luigi Nifosì, che ha assecondato i passi di Paolo Nifosì lungo un patrimonio in gran parte ancora in ombra, visitato in cinquantaquattro spaccati tematici, corrispondenti ad altrettanti capitoli.

E questo è il merito primario dell’opera, che getta luce piena su complessi monumentali e piccole chiesette, sul capolavoro e sulla magistrale fattura, da parte di architetti, scultori, pittori, ebanisti, capimastri, tappezzieri – tutti convocati, con le committenze, nel loro ruolo da un passato ingiustamente assopito – di un capriccio barocco o di un arredo sacro. Il libro è sigillato da una elegante copertina, ove dal fine fondo nero emergono gli ori e le delicate morbidezze di un cherubino che legge, dedotto da uno stucco della cappella dedicata a San Giuseppe, incastonata nella Chiesa di San Pietro, ed eseguito da un virtuoso stuccatore del Settecento, il palermitano Giovanni Gianforma. Quindi sfogliamo le pagine patinate, ancora fresche del profumo della stampa, e sono il Castello, la Chiesa di San Nicolò inferiore, il Portale De Leva. È il ciclo di stucchi di San Francesco Saverio e il crocifisso secentesco della Chiesa di Sant’Anna, è l’importante complesso di Santa Maria del Gesù, che dischiude decorazioni tardogotiche. È la statua dell’Annunciazione di Antonello Gagini, nella Chiesa del Carmine, è l’opera di Bernardino Nigro, ovvero il più grande polittico mai dipinto in una chiesa siciliana. Ogni tessera di tale mosaico è attraversata dall’analisi di Nifosì, che ne ricostruisce con puntuale dovizia anche attribuzioni e fattura, fondando le proprie tesi su notizie documentarie e sull’osservazione diretta, estetica e strutturale.

L’arco temporale abbracciato risale diacronicamente la storia di Modica fin dall’Alto Medioevo; in ouverture lo studioso avvisa della costituzione del primo nucleo del castello, posizionato sullo sperone roccioso, individuato dalle fonti tra il VII e l’VIII secolo. Gli insediamenti rupestri ulteriori dello stesso sperone e degli antistanti costoni della Giacanta e di Cartellone di sono, secondo Aldo Messina, sviluppi insediativi di età araba e di età normanna. Dunque dal Medioevo alle edificazioni tardobarocche si dispiega lo studio di Paolo Nifosì, la cui poderosa fatica è stata debitamente presentata lo scorso venerdì a Modica, nell’Auditorium Floridia. “L’opera ha il merito di consolidare l’identità e l’appartenenza di una comunità” ha spiegato il sindaco Ignazio Abbate. “Il libro è stata una meravigliosa occasione per poter aprire le porte dell’immaginazione sulle frequenze della scoperta”, ha commentato l’editrice del volume, Marilena Agosta Poidomani.

Il vivo dei lavori è stato intrapreso poi dalla illuminante relazione di Uccio Barone, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania, che ha posto l’accento sul valore di una ricerca trentennale, che ha dischiuso alla pubblica conoscenza un autentico scrigno di gioie, soffermandosi sul rigore metodologico di Paolo Nifosì, sulla “straordinaria continuità di ricerca dello studioso, che ritorna sui suoi precedenti esami, apportando cambi di datazione e di giudizio stilistico, a comprova di una trasparenza di chi sa che la ricerca non è mai definitiva”. Il valore del libro è certo estetico, ma anche e soprattutto storico, comprendendo la ricostruzione della vicenda di Modica, città che non è solo barocca, ma il cui passato assai stratificato ha dato origine a “uno scenario intrigante, distillato plurisecolare di stili e culture”.
Particolarmente partecipate sono state le testimonianze dirette di Luigi Nifosì, che ha chiarito le direttrici del suo lavoro nel rigore e nella perseveranza, e di Paolo Nifosì, autore di un libro che definisce sostanzialmente religioso, e che deve essere, e qui diamo ancora voce a Barone, “un’agenda di lavoro per l’amministrazione modicana, perché pensi ad accademie scientifiche e studi comparativi di livello europeo”. Perché sia questo il vero grazie a chi da ricercatore opera con tenacia tra le polveri delle carte, col fine nobile di preservare, per chi verrà, la memoria e la bellezza.

Il Bernini da ritrovare

Battevano un misterioso scoop i comunicati stampa e le indiscrezioni precedenti la presentazione del volume. Ed è in effetti una scoperta di rilievo la notizia di un bronzo del Bernini a Modica. Paolo Nifosì ha rivelato la realizzazione di una scultura, effigie di Santa Teresa d’Avila, la cui committenza sarebbe arrivata al genio del barocco dai coniugi don Francesco Bolle Pintaflor, governatore della contea nel 1649, e la moglie Eugenia, “Barona Zaprada et Padigla”. L’opera, commissionata al Bernini per l’altare centrale di Santa Maria delle Grazie, sarebbe di sicura paternità dell’artista non solo per il riferimento nel documento rinvenuto da Nifosì, ma anche per le disposizioni del Bolle, che impose che la statua non dovesse essere rimossa dal suddetto altare nemmeno per eventuali richieste del papa. L’opera sarebbe stata inoltre consegnata, come comprova la registrazione della scultura negli inventari della chiesa del 1782 e del 1802.
Il prezioso oggetto non è oggi a Modica. Ma la scoperta apre la pista a diverse considerazioni, riguardanti il prestigio europeo della città, l’unico sito in Sicilia ad avere detenuto un’opera berniniana. È giallo sulle sue sorti e sul fatto che non ve ne sia memoria, né scritta né orale, cosa che Nifosì giustifica con decadenza della cultura barocca, percepita, per un grosso periodo, come momento di cattivo gusto e bruttezza.
 

La Sicilia

Foto Peppe Occhipinti

Elisa Mandarà
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