Cultura Modica 14/01/2017 21:41 Notizia letta: 986 volte

E la ninfa Ciane disse: Ti porto io alle sorgenti

Eis Pegas
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Modica - “Eis Pegas, alle sorgenti”. Susan Clarke ha scritto anche un libro, “The magic of the cava”, sulle storie dei viaggiatori inglesi a Cava Ispica.
E' stato presentato, al Nuovo Cine Teatro Aurora, a Modica, il documentario di Andrea Giannone, classe 1982, su Cava Ispica. Una valle di quattordici chilometri, i cui primi insediamenti risalgono all'età del bronzo, a 2000 avanti Cristo. “Una valle lunga e magra, un termitaio di grotte, loculi, sacelli, che le meteore e gli uomini hanno misteriosamente scavato nei secoli”, al descrive Gesualdo Bufalino che a Modica insegnò al Magistrale.

Una sedimentazione di abitazioni rupestri e tombe. Tombe età del bronzo, tomba di età romana, abitazioni in roccia, una spezieria, una chiesa d'osservanza liturgica orientale e persino un ginnasio di 2200 anni fa. Un centro di educazione militare e culturale, che fa pensare alla presenza in questi luoghi di un centro amministrativo.

Il fascino di questa cava, oggi oggetto della faticosa opera di documentazione di Andrea Giannone, è già testimoniato dalla ricerca di Sir Richard Colt Hoare, archeologo vissuto fra il Sette e l'Ottocento, università di Cambridge, che appuntò le iscrizioni greche trovate in questi antri, in queste grotte, anguste e pur sede di vita fino agli anni cinquanta del Novecento.

Una città e un cimitero, dove le gerarchie sociali era scansite anche dopo la morte, come testimonia la tomba del principe in contrada Baravitalla, sepolcro dal padiglione decorato. Fino al terremoto del 1693 l'antica Spaccaforno, Ispicae Fundus, ebbe il proprio centro governativo dell'acrocoro della Forza, uno sperone roccioso, a sbarramento della cava, che chiudeva il grande canyon. Dopo il sisma di fine Seicento, la popolazione si spostò nel sito dove oggi sorge Ispica, che assunse questo nome solo nel 1935.

Ma la memoria della tragedia e di quei lutti restano impressi nella coscienza popolare degli ispicesi, che l'11 gennaio, in memoria del terremoto, escono sull'uscio della propria casa, si inginocchiano, “a vintunura”, alle tre del pomeriggio, per pregare in favore della anime degli antenati. Fatto straordinario, le donne pregano con lo sguardo rivolto in direzione della cava.

Cava Ispica, coltivata fino alla Seconda Guerra mondiale, è stata abbandonata dai suoi residenti in favore dei centri storici di Ispica e di Modica nel dopoguerra, e oggi quella vallata un tempo arata è diventata un fiorire di vegetazione spontanea. 

Il documentario indaga infine la dimensione della religiosità cittadina ispicese nel climax della Settimana Santa, quando il Padre alla Colonna e il Padre alla Croce rendono omaggio alle origini, “alle sorgenti”, verrebbe da dire, tornando in processione nella Cava.

Il lungometraggio andrebbe asciugato e montato con un ritmo più veloce, rivisto nelle musiche e sottoposto a color correction in alcuni brani.
Un bel lavoro, di divulgazione, costato tanta fatica e tanto lavoro.

Nelle foto di copertina, Carlotta Baglieri interpreta la ninfa Ciane. 

Redazione
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